sabato 7 luglio 2007

IL TEMPO INDETERMINATO...PRECARIO

Il “posto di lavoro” a vita dei nostri genitori quasi non esiste più (tranne forse per qualche posizione statale), anche se, ancora qualcuno, lo sogna. Si dice che è colpa della globalizzazione, del mercato, della Legge Biagi, ecc.
Ormai, ogni lavoratore e non, ha sempre da ridire qualcosa, giusta o sbagliata che sia, sulla riforma Biagi (senza, purtroppo, conoscerla veramente a fondo).
L’importante che ci sia qualcuno o qualcosa da criticare. Come dice Angela Padrone sul suo blog: (link http://angelapadrone.blogspot.com/ post del 12 giugno 2007 )
“La gente ha sempre avuto bisogno di credere che ci fosse qualcuno, un singolo o una categoria di "diversi", responsabile delle proprie disgrazie. Di solito per potersi più comodamente autoassolvere e non perdere tempo ed energie nell' analisi, spesso complicata, dei problemi.”
Nel frattempo, mentre siamo impegnati a filosofeggiare su questo o quello, alcuni industriali, senza scrupoli, mettono in atto la precarizzazione di alcuni contratti “tipici” di settore.
Mi riferisco in particolare al mercato chimico-farmaceutico. D’altronde è più facile parlare degli scandali delle aziende farmaceutiche che delle persone che ci lavorano quotidianamente e onestamente al loro interno.
Voglio parlare in particolare della mia categoria professionale, la cosiddetta FOE (forza operativa esterna) meglio conosciuta come informatori scientifici del farmaco. .Questa categoria professionale è regolata dal D.L.n.541/92. In base a tale decreto l’Informatore scientifico del farmaco (nell’80% dei casi dipendente diretto dell’Azienda) è colui che sviluppa l’attività di informazione scientifica presso i medici illustrando loro le caratteristiche farmacologiche e terapeutiche dei farmaci (quelli con obbligo di prescrizione per intenderci) al fine di assicurarne il corretto impiego; riferire all’azienda le osservazioni, registrate nell’uso dei farmaci, che emergono dal colloquio con gli operatori sanitari ed in particolare le informazioni sugli effetti secondari dei farmaci ad uso umano (farmacovigilanza).
Negli ultimi anni, in questo settore è in continuo aumento la precarizzazione contrattuale.
Mi spiego meglio. Le grandi aziende, in particolare le multinazionali, stanno adottando la procedura di “cessione di ramo d’azienda”. Metodo, secondo me, impeccabile nell’aggirare la leggi vigenti che si traducono, di fatto, nell’attuazione di licenziamenti collettivi.
In pratica, un’azienda vende un suo “ramo” ad un’altra azienda che, eventualmente, si occupa del lavoro sporco dei tagli dei lavoratori. Molto spesso succede che l’azienda che acquista, in realtà è, o in parte o completamente, controllata dall’industriale che vende. Questo poi, avvia dei finti procedimenti di ristrutturazione chiedendo alle nostre istituzioni, mobilità e riduzione del personale con oneri a carico dello Stato.
Chi è al di fuori di questo contesto pensa che ciò che conta sia il mantenimento dei posti di lavoro, ed effettivamente pare essere così. In realtà, e non credo sia solo un impressione personale, quello che vogliono ottenere le aziende è la precarizzazione del lavoro. Dico questo anche perché, le cessioni di ramo che si sono avuti in questi ultimi periodi di tempo, hanno dimostrato che le aziende che hanno acquistato ( i rami d’azienda) hanno comunque dimezzato il numero di lavoratori, ma soprattutto le aziende venditrici hanno ri-assunto lavoratori o a tempo determinato o con altre forme di lavoro precario.
Mi chiedo allora dov’è che sono gli organi di vigilanza del Ministero del Lavoro? E i sindacati?
(il caso Telecom docet). Nel frattempo stanno scomparendo centinaia di posti di lavoro….
Ricordiamoci che dietro questi numeri ci sono persone, con sogni e speranze!!!!
Purtroppo il lavoro è veramente diventato solo e soltanto una merce di scambio!!
I manager (e gli industriali) non hanno più idee e vogliono aumentare i loro profitti tagliando solo i posti di lavoro. E il “rischio d’impresa”? E le innovazioni? Che fine hanno fatto?
E’ proprio vero, come afferma Pietro Citali, su Repubblica, che in Italia si sta perdendo il valore dei mestieri, delle specializzazioni e professionalità.
Ma dov’ è finito il “vero” mondo imprenditoriale italiano che vedeva nel nostro territorio e nelle persone una risorsa?
Diego della Valle una volta ha affermato: “ Per fare le scarpe più belle del mondo serve gente che respiri bellezza oltre ad avere diritti e tutele”.
Mi pare purtroppo che in questo momento storico stiamo vedendo solo bruttezze…..

3 commenti:

angela padrone ha detto...

...dove è andato a finire il lavoro di un tempo, dove sono andate a finire le imprese di un tempo...?!
sono andate nell'economia globalizzata, che ha bisogno di maggiore flessibilità, di ricerca, innovazione, basso costo del lavoro, alta produttività, ecc. comunque è un discorso estremamente complicato. molti fingono di non accorgersene, ma ciò che rimpiangono spesso non c'è mai stato o è sparito da due generazioni, o se non è sparito ci appesantisce. prendi le piccole imprese italiane..."piccolo è bello" no? in parte va bene, ma siccome da noi sono troppe, e poche le grandi imprese, questo provoca un sacco di guai. per esempio che non si investe sui giovani laureati, perché la piccola impresa raramente fa ricerca, innovazione, le bastano dei buoni tecnici. perfino la scarsa occupazione delle donne secondo me è causata dalla dimensione delle imprese italiane...e così via. ma con chi vogliamo prendercela, visto che i padroni, con i quali nella preistoria era facile prendersela, ora sono i primi a stare nel tritacarne dell'economia globalizzata?

Dory ha detto...

Anna, bellissimo il post. Lo linkerò sul mio blog, se non ti secca.
Quello che più mi fa paura è che il nostro lavoro, precario o no è comunque nelle mani di quei cinque o sei gruppi capitalistici che poi trovi in tutti i CDA delle aziende più importanti. E così si crea una strana forma di imprenditoria fatta di aziende nelle aziende, rami d'azienda, aziende in affitto e cose strane così. Fa il "botto" una e lo fanno tutte! E noi in balia delle loro manovre...
Un saluto

Loud ha detto...

Molto interessante la riflessione che inviti a fare. Sarebbe utile studiare casi concreti vedendo se effettivamente le condizioni (economiche e giuridiche) per arrivare alla cessione del ramo di azienda sussistono o sono una sporca attività di elusione della legge, cosa che fai chiaramente comprendere nel tuo contributo.
Detto questo, bisogna anzitutto prendersela con le Organizzazioni Sindacali che dovrebbero sorvegliare di più, visto che a loro vengono indirizzate delle specifiche comunicazioni da parte del cedente e del cessionario. Mentre il ministero del lavoro, che può solo intervenire con modificazione della legge (con rischio di rovinarla, perché credo che l'art. 2112 c.c. vada bene così com'è, idem per le leggi di applicazione alla procedura), non può certo mettere il naso direttamente nelle transazioni patrimoniali delle imprese private, né tanto meno la Direzione provinciale del lavoro (salvo cavilli particolari o ricorsi). I sindacati, invece, per espressa previsione di legge, possono concertare e controllare la procedura. Anche se non possono bloccarla. E l'intervento lo devono fare prima che si vada a rogito, sempreché l'impresa abbia ottemperato all'obbligo di comunicazione nei loro confronti, pena condotta antisidacale ex art. 28 St.lav.

Anna, grazie della segnalazione al tuo blog che ora inserirò nel mio blogroll con gentile richiesta di contraccambio ;)

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