Navigando nella rete mi sono soffermata su questa notizia, quella del rapporto sui diritti globali 2008 presentato da Cgil, Arci, Cnca, Gruppo Abele e Antigone e Forum Ambientalista.
Nel 2006 - si legge nel Rapporto - le assunzioni a tempo determinato hanno superato per la prima volta quelle a tempo indeterminato: 196mila contro 186mila su 320mila nuovi posti di lavoro e l'Istat dice che nel 2007 i lavoratori a termine erano 2 milioni 269mila per la maggioranza donne, mentre i lavoratori a tempo parziale erano 2 milioni e 421mila per quasi quattro quinti donne.
Questi i fatti, e allora?
Non è certo combattendo, a tutti i costi, queste nuove forme di lavoro che si risolve il problema, anzi…Rendiamo, allora, sì Flessibile il lavoro ma con le dovute sicurezze.
A me piace molto il modello del contratto unico di lavoro proposto tempo fa da Ichino (leggi qui ).
Basta poi, come dice sempre Ichino, al consolidamento del dualismo fra protetti e non protetti, e puntare su di un nuovo modello di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, capace di dare alle imprese la flessibilità di cui hanno bisogno, ma recidendo alla radice il fenomeno del precariato permanente.
Rivedere l’art. 18? Perché no se questo può aiutare più lavoratori. Anche perché, sempre secondo Ichino, l'articolo 18 dovrebbe continuare ad applicarsi per i licenziamenti disciplinari e contro quelli discriminatori, o per rappresaglia. È sui licenziamenti per motivi economici od organizzativi che occorre introdurre una tecnica protettiva diversa, di tipo nord-europeo.
Un esempio nord-europeo? (Leggi qui).
Nel 2006 - si legge nel Rapporto - le assunzioni a tempo determinato hanno superato per la prima volta quelle a tempo indeterminato: 196mila contro 186mila su 320mila nuovi posti di lavoro e l'Istat dice che nel 2007 i lavoratori a termine erano 2 milioni 269mila per la maggioranza donne, mentre i lavoratori a tempo parziale erano 2 milioni e 421mila per quasi quattro quinti donne.
Questi i fatti, e allora?
Non è certo combattendo, a tutti i costi, queste nuove forme di lavoro che si risolve il problema, anzi…Rendiamo, allora, sì Flessibile il lavoro ma con le dovute sicurezze.
A me piace molto il modello del contratto unico di lavoro proposto tempo fa da Ichino (leggi qui ).
Basta poi, come dice sempre Ichino, al consolidamento del dualismo fra protetti e non protetti, e puntare su di un nuovo modello di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, capace di dare alle imprese la flessibilità di cui hanno bisogno, ma recidendo alla radice il fenomeno del precariato permanente.
Rivedere l’art. 18? Perché no se questo può aiutare più lavoratori. Anche perché, sempre secondo Ichino, l'articolo 18 dovrebbe continuare ad applicarsi per i licenziamenti disciplinari e contro quelli discriminatori, o per rappresaglia. È sui licenziamenti per motivi economici od organizzativi che occorre introdurre una tecnica protettiva diversa, di tipo nord-europeo.
Un esempio nord-europeo? (Leggi qui).
Cosa succede qui da noi quando un’azienda è in crisi, invece? Parte la C.I.G., ossia l’anticamera dei licenziamenti.
Bisognerebbe, invece, utilizzare i soldi pubblici per Riqualificare il lavoratore, anche a 50 anni, per ricominciare con un nuovo lavoro.
Riqualificare per Ripartire! Questo dovrebbe essere lo slogan. Basta solo con l’assistenzialismo. E.F. Schumacher, ha scritto: “Dai a tuo figlio un pesce: mangerà oggi; insegnagli a pescare: mangerà ogni giorno.”
Bisognerebbe, invece, utilizzare i soldi pubblici per Riqualificare il lavoratore, anche a 50 anni, per ricominciare con un nuovo lavoro.
Riqualificare per Ripartire! Questo dovrebbe essere lo slogan. Basta solo con l’assistenzialismo. E.F. Schumacher, ha scritto: “Dai a tuo figlio un pesce: mangerà oggi; insegnagli a pescare: mangerà ogni giorno.”
