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lunedì 5 novembre 2007

L'Italia spiegata a mio nonno





Oggi vi voglio parlare di un libro che ho appena finito di leggere: “L’Italia spiegata a mio nonno” di Federico Mello. L’autore, amico blogger, prova a spiegare a suo nonno “quanto la nostra Italia si sia cacciata in un gorgo impazzito dove il futuro è bandito”. Mello afferma come “lo sport nazionale più in voga delle - power elite - italiane sia stato negli ultimi anni quello di rimandare ogni problema sulle spalle dei futuri cittadini”.
Il libro è diviso in 5 capitoli ed in ognuno di essi è descritto il mondo del lavoro, delle pensioni, del welfare e degli anziani con un linguaggio giovane, semplice e scorrevole a mò di lettera aperta e con tanti dati oggettivi.
Per esempio, mi ha molto colpito il grafico seguente…(tratto da un lavoro di T.Boeri che trovate in bibliografia nel libro)


Il grafico parla da solo; mentre in Svezia i sacrifici, per una pensione dignitosa, sono direttamente proporzionali per tutti, in Italia hanno messo il muro solo ad una fetta di popolazione, ossia alla nostra generazione. Bel regalo, vero?
Il legame nonno-nipote, che nella realtà quotidiana è molto confidenziale, a mio avviso, rende molto bene l’idea nel libro del sottile filo conduttore che esiste tra il passato ed il futuro.
Chissà Fede, come il nonno ti risponderebbe ….
Il libro mi è parso molto realistico e non pessimistico, come si potrebbe pensare.
Conclude, infatti, con queste parole: “…La politica e la società hanno bisogno del nostro protagonismo per essere svecchiate e rinnovate. Possiamo riportare noi soli al centro del paese un vero dibattito sul futuro, su come immaginiamo gli anni a venire, sugli strumenti coi quali intendiamo affrontare nuove sfide, sulla strada che riteniamo lungimirante intraprendere. Questo dobbiamo fare. Perché il futuro delle nuove generazioni non è interesse solo di un segmento specifico, particolare, di cittadini. E’ interesse di tutti. Indipendentemente dall’età.”

Coraggio amici, facciamoci sentire, diventiamo protagonisti del nostro futuro…

venerdì 2 novembre 2007

Gioventù bruciata?

In questi giorni sono in giro in lungo ed in largo per l'Italia, non avendo molto tempo a disposizione da dedicarmi alle riflessioni, l'articolo che mi ha colpito molto è quello pubblicato da Famiglia Cristiana, in cui anche l'amico mello ha dato il suo contributo.
Buona riflessione.

Art. "Gioventù Bruciata"

venerdì 26 ottobre 2007

Parole, parole, parole...


In questa settimana sono state dette tante cose, tante parole. In primis tutti noi bloggers abbiamo tremato, c’è stata la paura del bavaglio. Tanto è che anche la stampa estera ha definito l’Italia un paese strano e soprattutto, un paese fatto di vecchi.
Dilemma apparentemente risolto, speriamo.
Ormai ci si è abitutati a sentire e a leggere tutto ed il contrario di tutto; si è passati dai bamboccioni di qualche settimana fa, al discorso di oggi di M. Draghi in cui ci si accorge della discontinuità lavorativa e redditi bassi dei giovani.

Le parole ormai, hanno un grande potere, anche quello di stravolgere il senso oggettivo delle cose che si dicono. Per questo motivo oggi pubblico una storia che mi ha inviato via mail una cara amica, l’autore però non si è firmato. Un pò troppo forte, ...però... meditativa.


LA CICALA E LA FORMICA -Versione classica -

La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce la casa e accantona le provviste per l'inverno. La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica sia stupida; ride, danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo ristorandosi con le provviste accumulate mentre la cicala trema dal freddo, rimane senza cibo e muore.

VERSIONE AGGIORNATA AL 2007

La formica lavora tutta la calda estate; si costruisce la casa e accantona le provviste per l'inverno. La cicala pensa che, con quel bel tempo, la formica sia stupida; ride, danza, canta e gioca tutta l'estate.
Poi giunge l'inverno e la formica riposa al caldo ristorandosi con le provviste accumulate.
La cicala tremante dal freddo organizza una conferenza stampa e pone laquestione del perché la formica ha il diritto d'essere al caldo e ben nutrita mentre altri meno fortunati come lei muoiono di freddo e fame.
Santoro la ospita nel suo programma e dà la colpa a Berlusconi.
Il portavoce di Rifondazione Comunista parla di una grave ingiustizia sociale
Rai 3 organizza delle trasmissioni in diretta che mostrano la cicala tremante dal freddo nonché degli spezzoni della formica al caldo nella sua confortevole casa con la tavola piena di ogni ben di Dio.
I telespettatori sono colpiti dal fatto che, in un paese così ricco, si lasci soffrire la povera cicala mentre altri come la formica vivono nell'abbondanza.
I sindacati manifestano davanti alla casa della formica in solidarietà della cicala mentre i giornalisti di sinistra organizzano delle interviste e si domandano perché la formica è divenuta così ricca sulle spalle della cicala ed interpellano il governo perché aumenti le tasse della formica affinché anch'essa paghi la sua giusta parte.
Alla pacifica manifestazione partecipano anche i centri sociali che bruciano alcuni alberi del bosco e le bandiere di Israele e degli Stati Uniti.
In linea con i sondaggi il governo Prodi redige una legge per l'eguaglianza economica ed una ( retroattiva all'estate precedente ) anti-discriminatoria.
Visco e D'Alema affermano che giustizia è fatta. Mastella chiede una legge speciale per le cicale del sud.
Di Pietro chiede l'apertura di una inchiesta su Berlusconi.
Le tasse sono aumentate e la formica riceve una multa per non aver occupato la cicala come apprendista, la casa della formica è sequestrata dal fisco perché non ha i soldi per pagare le tasse e le multe: la formica lascia il paese e si trasferisce in Liechtestein.
La televisione prepara un reportage sulla cicala che, ora ben in carne, sta terminando le provviste lasciate dalla formica nonostante la primavera sia ancora lontana.
L'ex casa della formica, divenuto alloggio sociale per la cicala, comincia a deteriorasi nel disinteresse della cicala, del governo e dei sindacati. Sono avviate delle rimostranze nei confronti del governo per la mancanza di assistenza sociale, viene creata una commissione apposita con un costo di 10 milioni di euro.
La commissione tarda ad insediarsi per la lite furibonda sviluppatasi all'interno della sinistra per la divisione delle poltrone.
Intanto la cicala muore di overdose mentre la stampa evidenzia ancora di più quanto sia urgente occuparsi delle ineguaglianze sociali;
La casa è ora occupata da ragni immigrati.
Il governo si felicita delle diversità multiculturali e multirazziali del paese così aperto e socialmente evoluto.
I ragni organizzano un traffico d'eroina, una gang di ladri, un traffico di mantidi prostitute e terrorizzano la comunità.
Il partito della sinistra propone quindi l'integrazione perché la repressione genera violenza, e violenza chiama violenza...
Il mondo va a puttane.....

giovedì 12 luglio 2007

SCALONE, SCALINI ... E ALTRO

Non manca giorno di leggere queste parole su tutti i quotidiani nazionali. I sindacati insistono sull’abolizione dello scalone e si offendono se gli viene detto che difendono solo gli interessi degli anziani; alcuni partiti della maggioranza insistono sull’abolizione dello scalone perché questo rappresentava uno dei tanti punti del programma di governo.
Qualcuno, timidamente, comincia a parlare del problema delle generazioni future.
Mi pare di respirare un clima di piena campagna elettorale!!!
Veltroni, Rutelli, Padoa-Schioppa, ecc., tutti hanno fatto un appello a noi giovani, cioè quello di “farci sentire”!!
Ieri sera c’è stato da parte nostra un primo segnale: la fiaccolata dei giovani pro-scalone davanti alle sedi confederali organizzata da Giachetti (meglio che niente).
Ancora tutte parole, parole, parole anzi paroloni…. frasi quasi da far piangere (per non dire altro…).
Quelli che parlano sono tutti onorevoli, o come dice B.Grillo, “nostri dipendenti”. Ci fosse stato uno di loro che avesse proposto, tanto per cominciare, l’eliminazione dei privilegi pensionistici di alcune categorie professionali, in primis la loro!!!
Già soltanto eliminando i loro privilegi, forse ci sarebbero più soldi per aumentare le pensioni basse!!
Utilizzando uno slogan nella manifestazione di ieri: FACCIAMO MENO CHIACCHERE MA PIU’ AMMORTIZZATORI (per noi giovani possibilmente).
E’ giusto che bisogna agire; il punto è che, alla fine, la sensazione è quella di sentirsi strumentalizzati per i loro giochi di potere!
Quello su cui i nostri “dipendenti” dovrebbero lavorare tanto tanto (non solo parlare) è come CREARE i presupposti per avere un lavoro stabile e di qualità, inteso come la possibilità di lavorare il tempo che serve (a discrezione personale) per poter avere un giorno la pensione con meno discontinuità contributive possibili!
E’ questo quello che, secondo me, dovrebbe essere il vero “patto tra generazioni”.
Meditiamo….

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