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lunedì 17 dicembre 2007

AAA Speranza di Futuro Offresi...

In questo interessantissimo convegno, si è cercato di discutere in maniera positiva; non è facile farlo di questi tempi.
Si sono considerati, prima di tutto, i problemi che attanagliano il mondo economico italiano e, che, conosciamo tutti: lavoro nero, salari bassi, sistema Italia basato sulla cooptazione e non sul merito, bassa produttività, welfare che fa acqua da tutte le parti, ecc.
E’ venuto fuori (e questo, credo, sia il cardine di tutto) che mancano, in assoluto, le IDEE, le NUOVE IDEE.
Prima di partire a parlare delle idee (che qui sono venute fuori) vorrei,però, un attimo discutere del concetto di “partecipazione”.
Tutti siamo bravi a parlare male di questo o di quello, di criticare, ecc. e poi, quando si organizzano dei meeting, come ad esempio questo, la partecipazione (fisica) è sempre bassa.
E’ facile, allora, domandarsi se questa generazione è interessata veramente, a cambiare il proprio destino!
Armiamo-“ci” e Parti-“te”, questo, mi pare, sia lo slogan ideale!
Rimboccarsi le maniche, d’altronde, è troppo faticoso, chi ce la fa fare, tanto, come afferma A.Padrone “…viviamo sereni con i soldi di mamma e papà, siamo figli unici, erediteremo la casa dei nostri genitori…”
Torniamo, ora, alle idee.
Cosa possiamo fare per cominciare a cambiare il nostro sistema Italia, quindi il futuro? E’ questa la domanda che si sono posti i protagonisti del dibattito. Ognuno di loro ha espresso la sua idea.
F.Delzio ha parlato di “nomadismo”. Sostiene che bisogna andare a cercare le opportunità lì dove si presentano, sotto casa così come alla parte opposta del mondo e, poi, riportarle in Italia.
Insieme a M. Martone, afferma che i successi individuali, quindi, devono fare “sistema”, altrimenti rimarranno solo e soltanto individuali.
A.Padrone sostiene che, per avere idee nuove e nuove energie, bisogna aiutare le donne a lavorare di più. Per far ciò, ovviamente, è necessario dare più servizi alle famiglie, ridurre le aliquote per le donne che lavorano, e perché no, arrivare alla soluzione estrema delle “quote rosa” di rappresentanza.
F.Mello sostiene l’idea che bisogna fare “un’operazione culturale” (o forse meglio una “rivoluzione” culturale, dico io) partendo da una nuova “comunicazione”; bisogna creare “consenso” utilizzando, ad esempio, sia i media tradizionali che i nuovi.
G.Gennaio sostiene che bisogna assumersi le proprie responsabilità, istituzionali e politiche.
Nel nostro Parlamento non ci sono i giovani, e quindi i giovani non sono rappresentati. Le leggi si fanno in Parlamento, e visto che il Parlamento è vecchio ed inefficiente, bisogna cambiarlo attraverso soluzioni graduali: ad esempio, cominciando a fare battaglia per le “quote giovani” in politica.
Tutti sono stati d’accordo nel ribadire che, in questa nostra società, abbiamo bisogno di meno diritti e più doveri. Basta alle lotte tra cosiddetti “insider” e “outsider”. Le priorità, insomma, le conosciamo tutti (tranne i nostri politici, a questo punto…): riduzione del debito pubblico, nuovo welfare, flexsecurity, ecc.
Non aspettiamoci che le soluzioni, però, possano venire dall’alto (non arriveranno mai). E allora?
Allora dobbiamo coalizzarci e fare rete, tutti insieme e partecipare in prima persona. Dobbiamo “costringere” i nostri parlamentari a scegliere “la responsabilità per il nostro futuro” e non solo la loro “rielezione”! Fare quasi un’ Assemblea Costituente (ha suggerito G.Gennaio) in cui, tutti noi, tutte le migliori energie del Paese si concentrino sulle “vere” riforme da attuare per la rinascita del Sistema Italia.
Una sola parola, allora: COALIZZIAMOCI, facciamo RUMORE…
Qualcuno di loro ha pensato, scherzosamente, ad un calendario con le foto di loro giovani scrittori e cantori del precario (che vuole essere) felice o ad “una compagnia di giro” che rappresenti una specie di Porta a Porta per la riscossa di giovani e donne.
Si accettano, allora, proposte e candidature…

lunedì 5 novembre 2007

L'Italia spiegata a mio nonno





Oggi vi voglio parlare di un libro che ho appena finito di leggere: “L’Italia spiegata a mio nonno” di Federico Mello. L’autore, amico blogger, prova a spiegare a suo nonno “quanto la nostra Italia si sia cacciata in un gorgo impazzito dove il futuro è bandito”. Mello afferma come “lo sport nazionale più in voga delle - power elite - italiane sia stato negli ultimi anni quello di rimandare ogni problema sulle spalle dei futuri cittadini”.
Il libro è diviso in 5 capitoli ed in ognuno di essi è descritto il mondo del lavoro, delle pensioni, del welfare e degli anziani con un linguaggio giovane, semplice e scorrevole a mò di lettera aperta e con tanti dati oggettivi.
Per esempio, mi ha molto colpito il grafico seguente…(tratto da un lavoro di T.Boeri che trovate in bibliografia nel libro)


Il grafico parla da solo; mentre in Svezia i sacrifici, per una pensione dignitosa, sono direttamente proporzionali per tutti, in Italia hanno messo il muro solo ad una fetta di popolazione, ossia alla nostra generazione. Bel regalo, vero?
Il legame nonno-nipote, che nella realtà quotidiana è molto confidenziale, a mio avviso, rende molto bene l’idea nel libro del sottile filo conduttore che esiste tra il passato ed il futuro.
Chissà Fede, come il nonno ti risponderebbe ….
Il libro mi è parso molto realistico e non pessimistico, come si potrebbe pensare.
Conclude, infatti, con queste parole: “…La politica e la società hanno bisogno del nostro protagonismo per essere svecchiate e rinnovate. Possiamo riportare noi soli al centro del paese un vero dibattito sul futuro, su come immaginiamo gli anni a venire, sugli strumenti coi quali intendiamo affrontare nuove sfide, sulla strada che riteniamo lungimirante intraprendere. Questo dobbiamo fare. Perché il futuro delle nuove generazioni non è interesse solo di un segmento specifico, particolare, di cittadini. E’ interesse di tutti. Indipendentemente dall’età.”

Coraggio amici, facciamoci sentire, diventiamo protagonisti del nostro futuro…

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