Il “posto di lavoro” a vita dei nostri genitori quasi non esiste più (tranne forse per qualche posizione statale), anche se, ancora qualcuno, lo sogna. Si dice che è colpa della globalizzazione, del mercato, della Legge Biagi, ecc.
Ormai, ogni lavoratore e non, ha sempre da ridire qualcosa, giusta o sbagliata che sia, sulla riforma Biagi (senza, purtroppo, conoscerla veramente a fondo).
L’importante che ci sia qualcuno o qualcosa da criticare. Come dice Angela Padrone sul suo blog: (link http://angelapadrone.blogspot.com/ post del 12 giugno 2007 )
“La gente ha sempre avuto bisogno di credere che ci fosse qualcuno, un singolo o una categoria di "diversi", responsabile delle proprie disgrazie. Di solito per potersi più comodamente autoassolvere e non perdere tempo ed energie nell' analisi, spesso complicata, dei problemi.”
Nel frattempo, mentre siamo impegnati a filosofeggiare su questo o quello, alcuni industriali, senza scrupoli, mettono in atto la precarizzazione di alcuni contratti “tipici” di settore.
Mi riferisco in particolare al mercato chimico-farmaceutico. D’altronde è più facile parlare degli scandali delle aziende farmaceutiche che delle persone che ci lavorano quotidianamente e onestamente al loro interno.
Voglio parlare in particolare della mia categoria professionale, la cosiddetta FOE (forza operativa esterna) meglio conosciuta come informatori scientifici del farmaco. .Questa categoria professionale è regolata dal D.L.n.541/92. In base a tale decreto l’Informatore scientifico del farmaco (nell’80% dei casi dipendente diretto dell’Azienda) è colui che sviluppa l’attività di informazione scientifica presso i medici illustrando loro le caratteristiche farmacologiche e terapeutiche dei farmaci (quelli con obbligo di prescrizione per intenderci) al fine di assicurarne il corretto impiego; riferire all’azienda le osservazioni, registrate nell’uso dei farmaci, che emergono dal colloquio con gli operatori sanitari ed in particolare le informazioni sugli effetti secondari dei farmaci ad uso umano (farmacovigilanza).
Negli ultimi anni, in questo settore è in continuo aumento la precarizzazione contrattuale.
Mi spiego meglio. Le grandi aziende, in particolare le multinazionali, stanno adottando la procedura di “cessione di ramo d’azienda”. Metodo, secondo me, impeccabile nell’aggirare la leggi vigenti che si traducono, di fatto, nell’attuazione di licenziamenti collettivi.
In pratica, un’azienda vende un suo “ramo” ad un’altra azienda che, eventualmente, si occupa del lavoro sporco dei tagli dei lavoratori. Molto spesso succede che l’azienda che acquista, in realtà è, o in parte o completamente, controllata dall’industriale che vende. Questo poi, avvia dei finti procedimenti di ristrutturazione chiedendo alle nostre istituzioni, mobilità e riduzione del personale con oneri a carico dello Stato.
Chi è al di fuori di questo contesto pensa che ciò che conta sia il mantenimento dei posti di lavoro, ed effettivamente pare essere così. In realtà, e non credo sia solo un impressione personale, quello che vogliono ottenere le aziende è la precarizzazione del lavoro. Dico questo anche perché, le cessioni di ramo che si sono avuti in questi ultimi periodi di tempo, hanno dimostrato che le aziende che hanno acquistato ( i rami d’azienda) hanno comunque dimezzato il numero di lavoratori, ma soprattutto le aziende venditrici hanno ri-assunto lavoratori o a tempo determinato o con altre forme di lavoro precario.
Mi chiedo allora dov’è che sono gli organi di vigilanza del Ministero del Lavoro? E i sindacati?
(il caso Telecom docet). Nel frattempo stanno scomparendo centinaia di posti di lavoro….
Ricordiamoci che dietro questi numeri ci sono persone, con sogni e speranze!!!!
Purtroppo il lavoro è veramente diventato solo e soltanto una merce di scambio!!
I manager (e gli industriali) non hanno più idee e vogliono aumentare i loro profitti tagliando solo i posti di lavoro. E il “rischio d’impresa”? E le innovazioni? Che fine hanno fatto?
E’ proprio vero, come afferma Pietro Citali, su Repubblica, che in Italia si sta perdendo il valore dei mestieri, delle specializzazioni e professionalità.
Ma dov’ è finito il “vero” mondo imprenditoriale italiano che vedeva nel nostro territorio e nelle persone una risorsa?
Diego della Valle una volta ha affermato: “ Per fare le scarpe più belle del mondo serve gente che respiri bellezza oltre ad avere diritti e tutele”.
Mi pare purtroppo che in questo momento storico stiamo vedendo solo bruttezze…..
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sabato 7 luglio 2007
IL TEMPO INDETERMINATO...PRECARIO
Pubblicato da
Ladypiterpan
alle
7.7.07
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Etichette: chimico-farmaceutico, foe, tempo indeterminato
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