venerdì 21 dicembre 2007
AUGURI A TUTTI .....
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Ladypiterpan
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mercoledì 19 dicembre 2007
Lettera di sfogo
Non posso fare a meno di pubblicare questa lettera.... (la trovate sul blog di F.Mello)
mi svegliano i clacson impazziti,come ogni mattino.
alzo la persiana.un’altra giornata di sole fuori stagione.l’aria è gelida e taglia le guance.
do un’occhiata alle notizie di prima pagina,uno sguardo veloce con aria svogliata.
poi l’attenzione cade su una frase del NYTime,riportata a quanto pare su tutte le prime pagine dei giornali di questa mattina:”italiani sempre piu infelici”.penso è vero.senza aggiungere parole.rileggo nuovamente la frase, e fisso la parola infelici.ripenso che è vero.e provo a immaginare i motivi di tutto questo.in un minuto ne trovo già una ventina.ci penso e sale su un nodo allo stomaco,qualcosa che somiglia alla rabbia,che respinge l’impotenza,che t’impone di fare ,di dire qualcosa, che si superino le complessità,che tutto cambi.
e penso ad alta voce,a tutte le cose che in questo paese nascono, crescono e si sviluppano,
come se niente fosse,assecondate,indisturbate,come se si trattasse di qualcosa di
assolutamente naturale.
per esempio,pare assolutamente normale in questo paese,che le pensioni vengano pagate con i contributi dei lavoratori parasubordinati.(prot.welfare).pare anche assolutamente normale che tutti i giovani tra i 25 e i 40 anni,siano definiti lavoratori parasubordinati,sul cui significato sono ormai anni, nessuno realmente risponde(basta vedere la voce” para” sul Rocci per accorgersi che esistono due pagine di possibili significati(davanti,di dietro,sopra,sotto,per mezzo di etc).
in realtà significa poco più di 500 € al mese,in realtà significa che non puoi pagare l’affitto,
e le tasse,le bellissime tasse..
pare normale anche che in parlamento la maggior parte delle scelte dipenda da ultraottantenni ,alcuni con procedimenti penali in corso,(cosa che in Inghilterra,come in altri paesi sembra impensabile).
Qualcuno ha chiamato la causa della precarietà,EGOISMO GENERAZIONALE.
e non gli si può dare torto.
E se è vero che arrivati ormai ad una certa soglia di età,anche se malgrado tutto ti senti un giovincello, si è naturalmente portati a valorizzare il passato,piuttosto che a costruire il futuro, se è vero che ognuno bada prima al proprio pane e poi a pancia piena è disposto a parlare del pane degli altri, si capisce perchè noi giovani non ci sentiamo per niente rappresentati.
e tutto accade nell’indifferenza,come se l’indifferenza non significasse niente.
forse in questi giorni tra un delitto e l’altro, si poteva trovare con un minimo sforzo,
un trafiletto da dedicare alle graduatorie dei livelli scolastici pubblicate dall’OCSE,dove l’Italia è scesa vertiginosamente,per non parlare dei fondi alla ricerca,
ore e ore in laboratori malpagate,risorse inesistenti.
forse si poteva parlare del fatto che in Italia manchi una reale regolamentazione sugli infortuni del lavoro, senza aspettare ,come al solito,che ci scappassero 5 morti,per poi
affollare le tv con i pianti dei familiari delle vittime.
forse si DEVE e basta.FARE QUALCOSA e basta.
e mi viene in mente una frase che tempo fa lessi su un libro di Pasolini:
“l’infelicità dei figli dipende dalle colpe dei padri.”
evidentemente non si tratta di un pensiero contingente agli anni dell’autore.
evidentemente paghiamo per le eredità che ci hanno lasciato.
e la rabbia continua a crescere.
poi mi sforzo di allargare la mente, mando via le immagini delle facce dei nostri politici,
provo a pensare in generale.
e penso che forse sul fondo di tutto non esiste una vera e propria cultura al lavoro:
l’idea dell’impegno e della carriera è eccezione.
la regola sembra quella di trovare scorciatoie.
scorciatoie nelle telefonate,negli amici degli amici:tutti professionisti dell’amicizia e della compassione.
con la conseguenza che i poveri resteranno poveri e i ricchi resteranno ricchi, con rispetto parlando a quanto predicò gesu cristo.
Affascinati dalla moda,se tutti fanno una cosa,allora è cosa giusta: imanere a casa con chi ti stira le camicie fino a trent’anni,è la regola.
parcheggiarsi all’università fino a trent’anni è la regola.tanto a trent’anni sei ancora un giovine che si affaccia al futuro;negli altri paesi dell’Europa sei già vecchio.
lavorare e studiare al tempo stesso o semplicemente studiare bene,è eccezione,non è che un lodevole esempio sporadico.
In Puglia è picchiato a sangue il primo della classe.In Inghilterra diventa un leader.
In Inghilterra un trentenne è già dirigente,in Italia laureato lavora in un call-center.
E’meglio mandare in pensione prima certo,chi un lavoro già ce l’ha,piuttosto che
spendere tutti quei miliardi negli ammortizzatori sociali.
lo chiamano diritto DEI LAVORI,quello della l Biagi,lavori precari o dovrei meglio
definirli flessibili;alcuni denominati in inglese,che in italia fa figo se parli in inglese..
E prendo indebitamente in prestito una frase di P.bertoli:
“che alla fine della terza settimana del mese ci arrivano solo i falsi che si fanno una carriera con certe prestazioni fuori orario.”
poi penso alle mie aspettative. e mi sembrano evanescenti.deboli.
dopotutto chi è sopra di noi,certo,ci infonde un sano ottimismo,un forte monito a trasformare le cose, appellandoci sorridente bamboccioni.ma bamboccione ci sarai TU e il tuo dentista.
ad un certo punto la rabbia continua a salire, penso a chi ha scritto l’articolo..vabbè.. anche voi americani, che amate salire sul piedistallo dell’esempio,dell’avanguardia,della macchina della democrazia,anche voi, entrate nelle scuole e nei supermercati per far stragi,
anche voi,l’inviolabilità dei diritti pensate sia un panino,voi che mettete sotto referendum
se sia giusto o meno far morire un uomo,e poi non concedete l’estradizione all’Italia di un criminale mafioso perchè sarebbe sottoposto ad un trattamento sanzionatorio troppo duro..certo..mi pare ovvio..
anche voi,che avete privatizzato pure i cessi,un ragazzo ricco studia e quello povero deve sperare di non aver mai bisogno di una camera d’ospedale,anche voi,pensate che al centro del lavoro ci sia merce e non uomini,che il diritto al lavoro non esiste,ma scusatemi ,è vero, esiste nella vostra costituzione il diritto ad essere felici…
anche voi vi inventate che esistono armi nucleari per amore della democrazia,anche voi soffrite dei vostri spasmucci di pazzia;
noi saremmo pure infelici,e lungi da me dire il contrario,il campanilismo non mi appartiene,
siamo un paese di merda,ma pure voi per la prima volta nella storia
PERCHè NON VI FATE I CAZZI VOSTRI?
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lunedì 17 dicembre 2007
AAA Speranza di Futuro Offresi...

Si sono considerati, prima di tutto, i problemi che attanagliano il mondo economico italiano e, che, conosciamo tutti: lavoro nero, salari bassi, sistema Italia basato sulla cooptazione e non sul merito, bassa produttività, welfare che fa acqua da tutte le parti, ecc.
E’ venuto fuori (e questo, credo, sia il cardine di tutto) che mancano, in assoluto, le IDEE, le NUOVE IDEE.
Prima di partire a parlare delle idee (che qui sono venute fuori) vorrei,però, un attimo discutere del concetto di “partecipazione”.
Tutti siamo bravi a parlare male di questo o di quello, di criticare, ecc. e poi, quando si organizzano dei meeting, come ad esempio questo, la partecipazione (fisica) è sempre bassa.
E’ facile, allora, domandarsi se questa generazione è interessata veramente, a cambiare il proprio destino!
Armiamo-“ci” e Parti-“te”, questo, mi pare, sia lo slogan ideale!
Rimboccarsi le maniche, d’altronde, è troppo faticoso, chi ce la fa fare, tanto, come afferma A.Padrone “…viviamo sereni con i soldi di mamma e papà, siamo figli unici, erediteremo la casa dei nostri genitori…”
Torniamo, ora, alle idee.
Cosa possiamo fare per cominciare a cambiare il nostro sistema Italia, quindi il futuro? E’ questa la domanda che si sono posti i protagonisti del dibattito. Ognuno di loro ha espresso la sua idea.
F.Delzio ha parlato di “nomadismo”. Sostiene che bisogna andare a cercare le opportunità lì dove si presentano, sotto casa così come alla parte opposta del mondo e, poi, riportarle in Italia.
Insieme a M. Martone, afferma che i successi individuali, quindi, devono fare “sistema”, altrimenti rimarranno solo e soltanto individuali.
A.Padrone sostiene che, per avere idee nuove e nuove energie, bisogna aiutare le donne a lavorare di più. Per far ciò, ovviamente, è necessario dare più servizi alle famiglie, ridurre le aliquote per le donne che lavorano, e perché no, arrivare alla soluzione estrema delle “quote rosa” di rappresentanza.
F.Mello sostiene l’idea che bisogna fare “un’operazione culturale” (o forse meglio una “rivoluzione” culturale, dico io) partendo da una nuova “comunicazione”; bisogna creare “consenso” utilizzando, ad esempio, sia i media tradizionali che i nuovi.
G.Gennaio sostiene che bisogna assumersi le proprie responsabilità, istituzionali e politiche.
Nel nostro Parlamento non ci sono i giovani, e quindi i giovani non sono rappresentati. Le leggi si fanno in Parlamento, e visto che il Parlamento è vecchio ed inefficiente, bisogna cambiarlo attraverso soluzioni graduali: ad esempio, cominciando a fare battaglia per le “quote giovani” in politica.
Tutti sono stati d’accordo nel ribadire che, in questa nostra società, abbiamo bisogno di meno diritti e più doveri. Basta alle lotte tra cosiddetti “insider” e “outsider”. Le priorità, insomma, le conosciamo tutti (tranne i nostri politici, a questo punto…): riduzione del debito pubblico, nuovo welfare, flexsecurity, ecc.
Non aspettiamoci che le soluzioni, però, possano venire dall’alto (non arriveranno mai). E allora?
Allora dobbiamo coalizzarci e fare rete, tutti insieme e partecipare in prima persona. Dobbiamo “costringere” i nostri parlamentari a scegliere “la responsabilità per il nostro futuro” e non solo la loro “rielezione”! Fare quasi un’ Assemblea Costituente (ha suggerito G.Gennaio) in cui, tutti noi, tutte le migliori energie del Paese si concentrino sulle “vere” riforme da attuare per la rinascita del Sistema Italia.
Una sola parola, allora: COALIZZIAMOCI, facciamo RUMORE…
Qualcuno di loro ha pensato, scherzosamente, ad un calendario con le foto di loro giovani scrittori e cantori del precario (che vuole essere) felice o ad “una compagnia di giro” che rappresenti una specie di Porta a Porta per la riscossa di giovani e donne.
Si accettano, allora, proposte e candidature…
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17.12.07
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venerdì 14 dicembre 2007
L'altra faccia della medaglia
La mia storia è presto raccontata (a proposito, anche io sono stata una 'precaria e contenta', perchè mi ha aiutato a imparare un sacco di cose :) ).
Ho 40 anni, laurea in lingue, e appena laureata per qualche anno ho fatto mille lavoretti, qualcuno in nero, la maggior parte come cococo, perchè quando ho finito io l'università se facevi domanda in azienda chiedevano sempre 'neolaureati con esperienza'. Bello, e quando la fa uno l'esperienza? ;-)
Comunque non mi son mai lamentata, perchè accumulavo esperienza che mi avrebbe permesso di bussare alle porte delle aziende con qualcosa in più in mano.
Allora vedevo l'arrivo delle agenzie di lavoro interinale come una cosa favolosa (e lo penso ancora) perchè regolarizzano le situazioni e permettono ai giovani di fare esperienza in modo più tutelato. Il punto è che allora erano solo ancora un'idea... che mi ripromettevo di sfruttare in futuro, se non fosse andato bene qualcosa ;-)
Tra le altre cose, ho lavorato in due grosse multinazionali, in una come cococo per un breve progetto al termine del quale mi han offerto un contratto a tempo indeterminato (WOW) che non ho accettato (tonta eh, ripensandoci ;-) ) perchè non era nel ramo 'esteri' e non avrei praticamente più usato le lingue per un bel pezzo.
La mission dopo è stata in un'altra multinazionale, con due contratti annuali, periodi durante i quali ho imparato di tutto di più, ma in particolare le organizzazioni di logistica, sicurezza sul lavoro, certificazione della qualità. E non mi pentirò mai di questi due contratti, perchè quel che ho imparato mi serve ancor ora per le traduzioni :)
Loro avevano in mente di offrirmi un altro contratto, ma intanto ero riuscita a entrare in un corso sulla traduzione, finito il quale ho fatto uno stage in agenzia di traduzioni, cui è seguito un periodo di 1 anno di lavoro in agenzia (cococo), terminato il quale mi sono messa in proprio...
E lavoro in proprio come traduttrice ancora adesso, 10 anni dopo :-)
Certo col governo precedente le tasse erano più basse, il contributo INPS anche, e si riusciva a mettere da parte qualcosa anche per se stessi, non solo per pagare le tasse. Questo sì secondo me è ingiusto.
Tiriamo fuori tutto di tasca nostra, la rivalsa è rimasta al 4%, l'INPS ci dà pochissimo in cambio, l'IRAPina ci tocca lo stesso anche se non abbiamo dipendenti, il governo coi malefici studi di settore ci tratta perennemente da evasori.
Oltre a tutto quello del traduttore è un lavoro che o lo fai con p. IVA, o non lo fai, perchè *nessuno* assume un traduttore.
Per noi *non ha senso* il ragionamento del governo 'alzo l'INPS per rendere meno appetibili i contratti cocopro/P.IVA per le aziende', per eliminare i dipendenti mascherati, perchè tanto non saremmo assunti comunque.
Per fortuna come traduttori possiamo cercare lavoro con clienti esteri (ergo, pagano di più e per fortuna sono fatture esenti IVA*). Però bisogna prima trovarli, i clienti all'estero. E comunque, anche ad amare il proprio lavoro, tante volte viene voglia di fare fisicamente le valigie ed andarsene davvero da qualche altra parte.
*(Il primo che afferma che non vale calcolare il costo dell'IVA tra le tasse perchè tanto 'l'IVA gira' verrà fucilato sul posto. Perchè se non ho soldi per fare acquisti e scaricarla, e poi il cliente mi paga a 90 giorni e la devo tirar fuori io in anticipo, per me l'IVA è un costo e basta.)
Cosa sogno? Perlomeno un innalzamento per legge della rivalsa in fattura (perchè al cocopro la paga l'azienda per i 2/3 e noi abbiamo un misero 4%?) e che il Governo desse retta a tutte le sentenze della Cassazione, e togliesse per legge l'IRAPina a chi non ha dipendenti.
E comunque, guardiamo anche l'altro lato della medaglia: un'azienda che deve dare allo Stato il 70% dei propri ricavi in tasse, come diamine fa ad alzare i salari? Come fa a non approfittare di questi contratti cococo che a lei costano meno?
Certe aziende della mia zona mi meraviglio che sopravvivano, per non parlare degli investimenti nell'innovazione che diventano inesistenti, perchè non ci son soldi.
Non mi vengano a dire che alle aziende hanno abbassato IRES e IRAP. Perchè se poi allarghi la base imponibile, dove sta la differenza?
Due settimane fa Floris ha terminato Ballarò reiterando la domanda: "Troppe tasse o salari bassi?" Ecco, secondo me la domanda era *posta malissimo*, perchè le due cose sono collegate. Troppe tasse ergo salari bassi. Il costo del lavoro in Italia è altissimo.
Poi non lamentiamoci se i nostri industriali chiudono qua e vanno ad aprire le fabbriche in Polonia o Ungheria o che. Mica lo fanno perchè gli piace il goulash, come dice una mia amica ;-)
Scusa per lo sfogo finale, ma m'è letteralmente scappato fuori dalla tastiera ;-)
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giovedì 6 dicembre 2007
Giovani, Politica e Media
Credo che non ci siano migliori parole per descrivere quello che penso sui giovani e la politica di quelle dell'amico Luca Bolognini. Riprendo un suo articolo in cui afferma:
"....giovani in politica se ne trovano ancora pochissimi, questa è un'amara verità. Siamo troppo rari e sparpagliati, normalmente diseducati all'azione civile, quindi non pesiamo e non facciamo sentire la nostra voce. Che non ci siano proposte innovative è invece una falsità: da mesi ci "sbracciamo" per farci vedere, per far sì che Coalizione Generazionale -35 (che è una campagna nuova nei contenuti e nei metodi, un'iniziativa originale e davvero trasversale) venga tenuta in conto dalla stampa e dalle redazioni, quindi dall'opinione pubblica e dalla politica. E quasi tutti i media (tranne nobili e generose eccezioni) come nulla fosse fanno a finta di non vederci. Dicono che non ci siamo. Che mancano progetti giovanili coraggiosi e proiettati nel futuro del nostro Paese. Eppure, siamo davanti ai loro occhi e rappresentiamo una larga fetta - almeno come peso specifico dei nostri sostenitori - della giovane politica italiana. Da un lato, hanno aderito a Coalizione Generazionale rappresentanti nazionali e territoriali (coordinatori, segretari, dirigenti) di parecchie giovanili dei principali partiti e associazioni di categoria, di entrambi gli schieramenti o "terzisti". Dall'altro, fanno parte di CG moltissimi under-35 che non hanno mai fatto politica finora, che ne erano impauriti o delusi, ma che non tollerano l'idea di essere ottusamente anti-politici e di rimanere inerti.
Le divisioni dei nostri genitori non ci appartengono, le materie che ci separeranno domani, in buona parte, devono ancora nascere o si stanno solo iniziando a formare. Le stesse alleanze che ci vedranno protagonisti saranno diversissime da quelle che tengono insieme - a forza - i partiti di oggi. Lo diciamo, lo comunichiamo, ne parliamo, ci confrontiamo, eppure i seniores - sordi forse per senilità e interesse - evitano di considerare il nostro movimento nazionale e di valutarne - se non altro - lo spirito inedito, costruttivo, impegnativo".
Coalizione Generazionale-35 organizza un primo evento, qui a Roma il 13 Dicembre ore 17 alla Sapienza, qui sotto il video e qui il link dell'invito con le informazioni.
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6.12.07
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giovedì 29 novembre 2007
Generazione P
La precarietà del lavoro, ormai, non è un problema solo italico, tanto è che, la settimana scorsa al Parlamento Europeo, si è svolta la conferenza organizzata da Generazione P contro l’ abuso, di lavoro temporaneo in Europa.
P sta per Precario, e Generazione P è un gruppo che costituisce una vasta rete europea di aiuto tra i giovani precari ed è presente, oggi, in Germania, Belgio, Spagna, Francia ed Italia.
Nicolas Tamalet, in rappresentanza di Génération Précaire (Francia) afferma: “… stiamo affrontando una seria mancanza di volontà da parte degli imprenditori e dei Governi, che sembrano non interessarsene affatto. Tutti stanno approfittando dei benefici a breve termine dell'abuso di lavoro temporaneo, ma alla fine è il welfare a lungo termine della nostra economia che viene lentamente consumato”.
Anna Schopf, di Generation Praktikum (Austria), sostiene: "Il risultato del fatto che gli impiegati completamente formati ed esperti vengono sostituiti da lavoratori temporanei, è che la soglia di sicurezza della previdenza sociale sta andando in rovina. 4 anni di lavoro temporaneo significano 4 anni senza contributi sociali - e quando riflettiamo sul fatto che ci viene chiesto di risparmiare anche gli spiccioli per pagare i contributi della popolazione più anziana, un simile sfruttamento delle generazioni più giovani è imperdonabile.”
Anche Florian Lamp, in rappresentanza di Fairwork e.V (Germania), ha preso parte alla discussione e ha sottolineato la propria personale esperienza di avere svolto numerosi impieghi temporanei pagati 400,00 euro e di essere stato addirittura un 'privilegiato' rispetto agli altri: “Siamo una generazione che è più formata che mai, e che dopo aver concluso il proprio corso di studi finisce a lavorare a tempo pieno con una retribuzione insufficiente perfino a permettersi di affittare un appartamento per andare a vivere da soli” .
I punti della discussione sono stati dibattuti da un gruppo di esperti, che ha incluso il Commissario per il Lavoro, gli Affari Sociali e le Pari Opportunità Vladimir Spidla, il Segretario Generale dell'ETUC John Monks, il Segretario Generale di SOLIDAR Conny Reuter e il Segretario Generale di ECOSY Ania Skrzypek. A moderare la discussione è stata l'esperta Katrin Teschner, corrispondente del Westdeutsche Allgemeine Zeitung.
Affinché la petizione abbia successo, il Network di Generazione P è ben consapevole del fatto che sia necessaria una forte coalizione generazionale. Silvia Helbig, in rappresentanza di DGB Jugend, il ramo giovanile della principale confederazione di commercio in Germania, ha chiesto a tutti di firmare la petizione in segno di solidarietà:
"Non siamo qui oggi per abolire i lavori temporanei, siamo qui per lavorare insieme per assicurare che tutti i singoli lavoratori temporanei abbiano ciò che viene loro promesso e che smettano di essere visti come 'impiegati low cost'. Gli imprenditori e i Governi devono capire che anche un lavoratore temporaneo implica un'assunzione di reponsabilità in fatto di adeguata formazione, contratti trasparenti e sufficiente retribuzione".
Come potete leggere, cari amici, non siamo solo noi italiani che ci lamentiamo dell’abuso di certi contratti, anzi…
Vi invito, allora, a sottoscrivere la petizione europea di Generation P all'indirizzo www.generation-p.dgbj.org/eng/, in modo da contribuire ad alimentare la portata di questa iniziativa che riguarda l'intera Comunità Europea.
Io l’ho già fatto, sia singolarmente che come aderente a Coalizione Generazionale, che insieme a Generazione 1000, qui in Italia, sono i movimenti che stanno appoggiando questa iniziativa.
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29.11.07
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Etichette: generazione p, petizione, precarietà
venerdì 23 novembre 2007
Come è il lavoro oggi?
La nota positiva, in tutto ciò, è che nel 2006 abbiamo raggiunto il record storico di occupazione, sia in termini assoluti (23 milioni ) che in percentuale annuale (+2%).
I più sfavoriti nel lavoro risultano ancora essere le donne e i giovani. Sempre secondo l’Isfol solo il 36% delle donne occupate hanno avuto un contratto a tempo indeterminato, tutte le altre hanno avuto contratti cosiddetti atipici. Rilevato anche il problema dei salari bassi, che riguardano, in particolare ma non solo, proprio i contratti a tempo.
Una nota particolarmente interessante del rapporto Isfol riguarda l’insoddisfazione del lavoro da parte di chi lo svolge. Il lavoratore si sente immobile, deluso e impoverito; soprattutto da prospettive di crescita, stimoli e realizzazioni professionali.
Diverso tempo fa, il lavoro rappresentava lo strumento principe dell’affermazione della propria identità, del proprio ruolo all’interno della società. Questo quando il lavoro non era considerato una merce come lo è, invece, oggi. Non mi meraviglio, allora, che non abbiamo più bisogno del lavoro per vivere, ma solo per sopravvivere…
Arriverà mai il momento che i nostri governanti decideranno di ascoltare le parti sociali (intese non solo come i sindacati ma anche le singole persone) per costruire, insieme, un mondo del lavoro migliore di quello che stiamo vivendo?
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23.11.07
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Etichette: co.co.co., co.co.pro., lavoro
sabato 17 novembre 2007
Siamo tutti raccomandati?
Siamo il popolo che imprechiamo contro il sistema che non va e poi scopri che, secondo l’Isfol, il 40% dei lavoratori ha trovato occupazione grazie alle raccomandazioni di parenti, conoscenti o potenti. I concorsi pubblici danno lavoro solo per il 15% ed i nuovi centri per l’impiego si fermano, addirittura, al 5%!
Questo quel che accade sul lavoro, e nella vita privata? A quanto pare non cambia niente; la raccomandazione è un nostro costume sociale, un nostro modo di vivere quotidiano. Leggetevi questo bel viaggio nel paese delle raccomandazioni di Greg e Lillo sempre su Repubblica di qualche mese fa...
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17.11.07
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giovedì 15 novembre 2007
A proposito di welfare...
A proposito di discriminazioni su lavoro, di diritti, ecc., sentirlo direttamente dalle persone è tutt'altra cosa che scriverlo, vero?
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Etichette: lavoro a progetto, maternità
sabato 10 novembre 2007
Privilegintocrazia
I Farmacisti titolari lottano contro altri farmacisti (non titolari). Professionisti che lottano contro se stessi. Incredibile ma vero! Già perché il decreto Bersani non è che vuol far vendere i farmaci a chi vende le caramelle, ma far vendere farmaci di fascia C, ossia con obbligo di prescrizione medica su ricetta bianca, a professionisti con la stessa laurea!
Ricordiamoci che i farmacisti titolari, a parte poche mosche bianche che hanno effettuato un concorso per poterlo diventare, si passano di generazione in generazione la farmacia; praticamente una rendita feudale. Esiste meritocrazia in tutto questo? Non mi pare, anzi qui vige la “privilegintocrazia”.
Nel nostro Paese si preferisce sacrificare intere generazioni di talenti sull’altare d’interessi particolari!
Sono queste le resistenze che non ci fanno cambiare e che sembrano non dare un futuro.
Se passa questo decreto si creeranno nuovi posti di lavoro, duraturi, tra i giovani farmacisti non titolari.
Sarebbe, poi, migliorata anche la distribuzione di questo tipo di farmaci. Ad esempio, noi cittadini non saremmo più costretti a cercare di Domenica una farmacia di turno per acquistare un antipiretico e tantissimi farmaci di fascia C diminuirebbero di prezzo, minimo del 20-30%.
Ci sarebbe quindi, una doppia convenienza, ossia migliorerebbero i nostri bilanci e si creerebbero migliaia di nuovi posti di lavoro!
Invece che leggiamo sulla stampa? Leggiamo che i farmacisti sono in rivolta e che, se non si torna indietro, ci faranno pagare tutte le medicine!
Che vergogna! Hanno il coraggio di ricattare…
E’ proprio vero che la professione del farmacista è la sola che conserva ancora le forme medioevali delle corporazioni e dei mestieri!
Tutti noi dovremmo veramente ritenerci offesi di fronte a questo comportamento…
Per ultimo, mi sorge spontanea una domanda: perché i commercianti che vendono cosmetici, prodotti a base di erbe, per l’igiene personale, ecc., non si ribellano in quanto i loro prodotti sono venduti anche nelle farmacie?!
Visto che ragioniamo così in piccolo, tra poco succederanno delle rivolte paradossali, forse…
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10.11.07
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Etichette: farmacisti, lobby. giovani
lunedì 5 novembre 2007
L'Italia spiegata a mio nonno
Il libro è diviso in 5 capitoli ed in ognuno di essi è descritto il mondo del lavoro, delle pensioni, del welfare e degli anziani con un linguaggio giovane, semplice e scorrevole a mò di lettera aperta e con tanti dati oggettivi.
Per esempio, mi ha molto colpito il grafico seguente…(tratto da un lavoro di T.Boeri che trovate in bibliografia nel libro)

Il grafico parla da solo; mentre in Svezia i sacrifici, per una pensione dignitosa, sono direttamente proporzionali per tutti, in Italia hanno messo il muro solo ad una fetta di popolazione, ossia alla nostra generazione. Bel regalo, vero?
Il legame nonno-nipote, che nella realtà quotidiana è molto confidenziale, a mio avviso, rende molto bene l’idea nel libro del sottile filo conduttore che esiste tra il passato ed il futuro.
Chissà Fede, come il nonno ti risponderebbe ….
Il libro mi è parso molto realistico e non pessimistico, come si potrebbe pensare.
Conclude, infatti, con queste parole: “…La politica e la società hanno bisogno del nostro protagonismo per essere svecchiate e rinnovate. Possiamo riportare noi soli al centro del paese un vero dibattito sul futuro, su come immaginiamo gli anni a venire, sugli strumenti coi quali intendiamo affrontare nuove sfide, sulla strada che riteniamo lungimirante intraprendere. Questo dobbiamo fare. Perché il futuro delle nuove generazioni non è interesse solo di un segmento specifico, particolare, di cittadini. E’ interesse di tutti. Indipendentemente dall’età.”
Coraggio amici, facciamoci sentire, diventiamo protagonisti del nostro futuro…
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5.11.07
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venerdì 2 novembre 2007
Gioventù bruciata?
In questi giorni sono in giro in lungo ed in largo per l'Italia, non avendo molto tempo a disposizione da dedicarmi alle riflessioni, l'articolo che mi ha colpito molto è quello pubblicato da Famiglia Cristiana, in cui anche l'amico mello ha dato il suo contributo.
Buona riflessione.
Art. "Gioventù Bruciata"
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2.11.07
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Etichette: giovani, precarietà
venerdì 26 ottobre 2007
Parole, parole, parole...
Dilemma apparentemente risolto, speriamo.
Ormai ci si è abitutati a sentire e a leggere tutto ed il contrario di tutto; si è passati dai bamboccioni di qualche settimana fa, al discorso di oggi di M. Draghi in cui ci si accorge della discontinuità lavorativa e redditi bassi dei giovani.
LA CICALA E LA FORMICA -Versione classica -
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26.10.07
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domenica 21 ottobre 2007
Il punto...
Così come si chiede fede mello: se il ministro e i deputati, i senatori, sottosegretari, ecc., metteranno nel protocollo del welfare qualcosa per una “flessibilità sostenibile”, per uno stato sociale che inizi a creare dei diritti sociali individuali, me lo chiedo anche io ed anche io mi rispondo di no.
Mi chiedo, anche, se al posto delle pure ideologie politiche ci possa veramente essere spazio al riformismo.
A.Padrone sostiene che il riformismo in Italia non ha mai avuto successo, ma perché tutto questo?
Come al solito forse nessuno vuole perdere dei prilivegi? E’ mai possibile che noi italiani siamo un popolo di egoisti?
L’altro giorno, ascoltando un’intervista a Tito Boeri alla radio, addirittura parlava di una situazione italiana tutta paradossale, ossia della combinazione di altruismo privato e di egoismo pubblico. Mi spiego meglio. Lui sostiene che l'amore sterminato dei genitori italiani per i propri figli non ha frenato la più massiccia redistribuzione di risorse dalla generazione dei figli a quella dei genitori, di cui si abbia traccia in epoca recente. Negli ultimi decenni, l’ Italia ha raddoppiato il debito pubblico e promesso pensioni molto generose, nonostante il calo della fertilità e l'allungamento della vita: su ogni giovane italiano oggi gravano 80.000 euro di debito pubblico e 250.000 euro di debito pensionistico. Questo debito lo si è fatto non tanto per costruire infrastrutture, migliorare la qualità dell'istruzione o della vita nelle grandi città, ma per pagare pensioni di invalidità a volte di dubbia assegnazione, creare posti pubblici spesso inefficienti, concedere baby pensioni e generose pensioni di anzianità, cedere alle pressioni di rappresentanze di interessi specifici e di breve respiro. Insomma, i nostri genitori pensano molto a noi figli, lottano per assicurarci un buon futuro, ma non pensano per nulla ai figli degli altri, vale a dire ai giovani in quanto tali.
Lui stesso parlava che è arrivata veramente l’ora che la generazione di mezzo, ossia dei 40enni, si rimboccasse le maniche e lavorasse seriamente su riforme del mercato del lavoro, del mondo delle professioni, dei servizi, del sistema pensionistico e del welfare. Ma anche al sostegno della maternità e a favore del merito, in ogni ambito e a ogni livello.
A me sembra piuttosto difficile che la generazione dei 40enni faccia tutto ciò, considerando anche l’età media dei nostri politici, delle classi dirigenti, e, a questo punto, dei manifestanti a queste ultime due occasioni di protesta!
Alla fine della fiera, tutti sostengono la stessa cosa (detta forse in parole diverse) ma non si riesce ad uscire fuori da questa situazione di stallo. E allora?
Io mi sento, terribilmente, confusa o forse meglio dire, impotente…
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21.10.07
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Etichette: famiglie, flessibilità, riformismo
giovedì 18 ottobre 2007
Questa vita è troppo difficile...

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18.10.07
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domenica 14 ottobre 2007
Blog action day
Pile............Elettrodomestici...........Farmaci scaduti
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14.10.07
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venerdì 12 ottobre 2007
Precarietà o flessibilità?
Questo video, mi ha veramente colpito... Che sia la nuova forma di caporalato?
Speriamo che non si avveri mai!! Certo sta anche a noi lottare....
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12.10.07
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Etichette: caporale, flessibilità
domenica 7 ottobre 2007
BAMBOCCIONI
Giuliano Cazzola
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7.10.07
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Etichette: lavoro, legge biagi
giovedì 4 ottobre 2007
I PARADOSSI DELLA FLESSIBILITA', O MEGLIO LA PRECARIETA' REALE
Il peggior contratto di lavoro, dal mio punto di vista, è il contratto di collaborazione, sia esso occasionale, a progetto, ecc.
Sono, infatti, i collaboratori, che più di ogni altro lavoratore, sopportano il peso di una flessibilità non regolata, priva di reti di protezione sociale e che sconfinano,
perciò, nella precarietà lavorativa ed esistenziale.
Analizziamo quali sono i diritti, se ci sono, di questi lavoratori.
MALATTIA
L’INPS (gestione separata) riconosce l’indennità di malattia solo in caso di ricovero ospedaliero.
Cari collaboratori, mi raccomando, anche per l’influenza è consigliato il ricovero ospedaliero…altrimenti niente soldi.
ASSEGNO AL NUCLEO FAMILIARE
Al collaboratore spetta l’assegno al nucleo familiare a condizione che almeno il 70% del reddito familiare derivi da attività di collaborazione.
FORMAZIONE
Ai collaboratori formazione e aggiornamento professionale sono, di fatto, diritti negati.
Bella anche questa, da ogni parte ci dicono che dobbiamo continuamente aggiornarci per aumentare le nostre competenze professionali nel mercato lavorativo, in realtà qui si nega la formazione.
MATERNITA’
L’indennità in questione è corrisposta dall’Inps, per i due mesi precedenti e per i tre mesi successivi la data del parto. L’indennità viene erogata a condizione però che nell’anno precedente i due mesi prima del parto, risultino accreditate presso la Gestione separata Inps almeno tre mensilità del contributo dello 0,50% (contributo che dà diritto a prestazioni quali maternità, assegno al nucleo familiare e malattia in caso di ricovero ospedaliero).A questo si aggiunge, per le collaboratrici a progetto in caso di gravidanza, la sospensione e la proroga del rapporto contrattuale. A meno che non vi sia una disposizione più favorevole del proprio contratto individuale, il rapporto è prorogato per un periodo massimo di 180 giorni.
Qui l’Inps ha stabilito che non sussiste l’obbligo di astensione dal lavoro nei due mesi precedenti e nei tre successivi al parto. Quindi non sono previste indennità per
“interdizione anticipata” come nei casi di maternità a rischio. Infine, alle
lavoratrici parasubordinate non spetta l’assegno di aborto erogato dall’Inps alle dipendenti sotto forma di indennità di malattia.
Care amiche, mi raccomando allora a fare figli, eh? Tutto a vostro rischio e pericolo…
AMMORTIZZATORI SOCIALI
I lavoratori parasubordinati non godono di indennità di disoccupazione.
Ecco il grande paradosso!
CREDITO
La prassi costante degli istituti di credito è quella di condizionare la concessione di mutui e prestiti al possesso di un contratto a tempo indeterminato.
Adesso qualcosa in tal senso si muove, però a questi lavoratori viene applicato un tasso di interesse maggiore!
SICUREZZA SUL LAVORO
In passato, in mancanza di norme specifiche, si ricorreva all’applicazione del dlgs 626/94 (la legge di settore) per estensione analogica in quanto applicabile in tutti i luoghi di lavoro.
Il dlgs 276/03 ha previsto espressamente per i collaboratori a progetto l’applicazione delle disposizioni sulla sicurezza.
LA PENSIONE
Il raggiungimento di un trattamento pensionistico dignitoso per i collaboratori rimane fortemente problematico. Non hanno diritto al trattamento di fine rapporto e alla previdenza complementare.
ALTRI PARADOSSI
Nel lavoro a progetto, introdotto dal dlgs 276/03, sia l’infortunio che la malattia danno luogo addirittura alla risoluzione anticipata del contratto.
Infatti, se il contratto ha una durata determinata può essere risolto se la sua sospensione, per infortunio o malattia, è superiore a un sesto della sua durata. Invece, nel caso di un contratto la cui durata è determinabile, la sua risoluzione può avvenire se la sospensione per infortunio o malattia è superiore a 30 giorni. La stessa sicurezza sul lavoro non è uguale a quella degli altri lavoratori: la legge 626, che è stata estesa ai lavoratori a progetto dal dlgs 276/03, è di difficile applicazione perché mancano le norme di dettaglio
sulle modalità di regolazione dei rapporti parasubordinati.
E il Congedo parentale? Non esiste.
Sul protocollo del welfare si parla di questo?
Si parla solo di aumento di aliquota per questi contratti ed accesso a un fondo credito.
Per il resto zero assoluto!
Complimenti, cari legislatori, voi si che ascoltate i veri problemi dei giovani!!!
Documentatevi seriamente, come ad esempio il caso di Michela, che è la storia di tantissimi giovani!
E poi vi lamentate di personaggi come Beppe Grillo….
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4.10.07
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Etichette: flessibilità, lavoro a progetto, precatietà
domenica 30 settembre 2007
PILLOLE DI PRECARIETA'
Ecco cosa i precari chiedono... non certo voglia di non lavorare...
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30.9.07
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Etichette: precarietà, reddito
martedì 25 settembre 2007
IL NOSTRO MEDICO DI FAMIGLIA
Ovviamente, così come tutte le Aziende, essi hanno il dovere di far quadrare i conti.
Certo, suona veramente strano che un’Azienda Sanitaria, che dovrebbe salvaguardare la salute di ogni cittadino, si metta alla stessa stregua di qualsiasi azienda profit, come ad esempio le aziende farmaceutiche, che a loro detta, sono gli “untori” della Sanità. I continui “richiami e minacce” da parte loro verso gli operatori del settore vanno veramente a salvaguardare la nostra salute o, invece, a salvaguardare i loro lauti stipendi?
Questa lettera che segue è esposta, a mo di lenzuolo quasi, e, a caratteri cubitali, all’interno di uno studio medico romano. Luogo (lo studio medico) dove ogni giorno, il nostro medico di famiglia, prima di prescrivere un farmaco (che dovrebbe essere il più adatto alla nostra salute) deve pensare a non superare il tetto di 15 euro a persona! Già, il nostro benessere non deve superare i 15 euro; peccato che la prescrizione di un solo farmaco per l’asma, ad esempio, può costare 70 euro. E allora che fare? Semplice, costringere il medico a prescrivere farmaci meno costosi, magari di vecchia ricerca e concezione, chi se ne frega degli effetti collaterali… L’importante è rientrare nella spesa, poi, un vecchietto in più o uno in meno…non fa certo la differenza!!
“ In questo periodo, come sentito dalla televisione o dai giornali, si parla molto di riduzione della spesa sanitaria e dell’ “appropriatezza prescrittiva” e, come al solito, sempre a noi sono richiesti sacrifici, anche per salvaguardare il futuro della sanità pubblica.
Noi medici di famiglia siamo i più bersagliati ed io sono stanco dei continui richiami e minacce da parte delle ASL.
Ci vogliono far passare come artefici principali del deficit della sanità o come corrotti (se non proprio dei ladri) perché assoggettati alle case farmaceutiche. Personalmente, credo che sia la stessa cosa per la maggior parte dei colleghi, il rapporto con le case farmaceutiche e con gli informatori scientifici del farmaco, da voi chiamati “rappresentanti” (anche loro sono lavoratori tartassati) riguarda l’informazione ed i corsi di aggiornamento, altrimenti non disponibili per assenza di fondi dello stato e delle ASL.
Forse c’è in ballo l’idea di cancellare la medicina di base così com’è, ma, se è vero che l’età media della popolazione è aumentata ed è diminuita dove la spesa sanitaria è minore, qualcosa di buono, forse, abbiamo fatto, pure se è vero che i farmaci possono far male.
Comunque, in considerazione dei continui richiami e delle minacce di eventuali interventi della finanza a studio e nelle vostre case per la verifica delle prescrizioni ed esenzioni ticket, ricordo che siamo noi medici di base responsabili delle prescrizioni e che ogni prescrizione ci va addebitata come nota spesa, una spesa che non dovrebbe superare i 15 euro a persona....
Ricordate, infine, che il vostro medico è quello che può consigliarvi al meglio e più disinteressatamente. Abbiate fiducia se è vero che si chiama “medico di fiducia”. Forse, la nostra condanna è volersi ostinare a fare il “medico di famiglia”. P.G.
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25.9.07
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Etichette: manager, prescrizione, sanità
giovedì 20 settembre 2007
PER NON DIMENTICARE...
Questo video mi ha molto colpito, non dimentichiamoci che le morti bianche non sono dei
numeri.... ma delle persone.
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20.9.07
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Etichette: sicurezza sul lavoro
lunedì 17 settembre 2007
PRECARI E CONTENTI
La prima cosa che mi sono chiesta, appena preso in mano il libro, è stata: “ma si può essere precari e contenti?” Considerato il periodo in cui non si parla d’altro che del “Grillismo” e di “schiavitù post-industriale giovanile”, il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato: “l’autrice, Angela Padrone, giornalista del Messaggero, nonché facente parte in primis della direzione del giornale, già per il fatto di essere giornalista (e quindi, come quasi noi tutti pensiamo, appartenere ad una “casta” di poteri forti del nostro Paese), non vuole fare altro che convincerci che precario è bello”.
E invece, niente di tutto questo…
Sin dai primi capitoli, dove lei racconta la sua storia lavorativa, con le emozioni, le difficoltà e speranze, comuni a quanto pare in ogni tempo, ci si rende conto che è tutta un’altra storia.
La parte centrale del libro è fatta di storie vere, vissute da giovani e meno giovani, che hanno lasciato un segno indelebile dove sono passati. Ogni persona è il “protagonista” della propria vita. E, a volte, sono proprio le difficoltà che fanno uscire il meglio di se stessi, la loro originalità e genialità. In ognuna di queste storie, spesso ho ritrovato pezzi anche della mia vita.
Ognuno, in base alla propria indole, o si sente “sfruttato” e basta, o si sente, nonostante tutto, nelle condizioni di trarre anche degli insegnamenti dal proprio senso di sfruttamento. Un esempio di ciò lo si trova molto ben descritto nel capitolo dedicato ai call-center. In quello che lei ha visitato c’è di tutto, dalla casalinga contenta di guadagnare qualcosa e di correre a casa dai figli a qualunque orario a chi, laureato, si trova lì perché non ha trovato di meglio, ecc.
Angela Padrone afferma che adesso ci sono più opportunità di lavorare rispetto agli anni ’70 e ’80. Prima o si era fuori o si era dentro, o ancora peggio in nero (piaga purtroppo ancora molto attuale).
Lei sostiene che, grazie all’attuale flessibilità nel lavoro, ci possono essere occasioni di crescita inimmaginabili. Questo, però, spesso viene messo tra parentesi, perché in Italia la flessibilità è vissuta come precarietà, e come lei stessa afferma… “il precariato in Italia è visto come la peste manzoniana. E’ un bubbone e non ci si vuole convivere. Si ha paura di guardarlo, magari ci si nasconde sotto le lenzuola, come fa Don Rodrigo quando ci si ammala. Diventa impossibile essere obiettivi…”
Nelle conclusioni del suo libro, c’è una bellissima descrizione di quello che è stata ed è la disoccupazione in Italia, sia in “cifre” che in “percezione”. C’è anche un excursus sulle normative che hanno portato in Italia la flessibilità, risalenti molto prima al 2003, anno della “famigerata” legge 30 (Biagi), che secondo la maggior parte di noi ha portato il precariato in Italia.
Mi ha colpito inoltre, molto, il capitolo intitolato “Gli indiani, i giapponesi e la flexicurity”. Lei qui afferma … “ l’Italia si è avvicinata alla media internazionale nella flessibilità e temporaneità del lavoro, ma non ha istituito forme di protezione o di salario minimo per chi non ha un posto fisso. Ben diverso sarebbe se anche chi perde un lavoro precario beneficiasse di sistemi di salario minimo e di ricerca di un altro lavoro, come in molti altri paesi. In uno slogan si potrebbe dire: via i fannulloni e sì alla pensione per i precari….. Sono correttivi indispensabili in un mondo sempre più flessibile…..”
Penso che in questo mondo lavorativo, sia questo il vero cammino da intraprendere, d’altronde è inutile bendarsi gli occhi. Il mondo non può più tornare indietro e ormai, diffido da chi fa demagogia sciocca pensando che il lavoro debba essere a vita e soltanto a tempo indeterminato.
Ognuno di noi ha le capacità di tirare fuori il meglio di sé; le storie di questo libro lo dimostrano, i talenti sono tanti e differenti che difficilmente chi lavora con onestà, professionalità ed umiltà rimane a casa. E’ sempre bene sapere dove si vuole andare, avere, insomma, ben chiaro in mente l’obiettivo e poi agire per raggiungerlo, con un pizzico di entusiasmo che non guasta mai e lottando anche per i propri diritti.
Concludo con le parole dell’autrice: “ le storie raccontate in questo libro dimostrano quali risultati si possono ottenere con l’intelligenza, la convinzione e la passione ”.
Che altro dire, se non buona lettura!!
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17.9.07
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Etichette: lavoro, legge biagi, precarietà
sabato 15 settembre 2007
ART.3 - LEGGE BIAGI
Con l’amico del blog somministrato, avevamo cominciato insieme il discorso dell’esame della legge 30. Questa volta mi occupo io dell’art. 3, sperando che la mia interpretazione sia il più possibile corretta, altrimenti sono pronta a correggermi con l’aiuto di chi legge.
l'articolo 3 riguarda il part-time. Il titolo recita:
“ Delega al Governo in materia di riforma della disciplina del lavoro a tempo parziale ”
Comma 1 Il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Ministro per le pari opportunità, entro il termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi, con esclusione dei rapporti di lavoro alle dipendenze di amministrazioni pubbliche, recanti norme per promuovere il ricorso a prestazioni di lavoro a tempo parziale, quale tipologia contrattuale idonea a favorire l’incremento del tasso di occupazione e, in particolare, del tasso di partecipazione delle donne, dei giovani e dei lavoratori con età superiore ai 55 anni, al mercato del lavoro, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) agevolazione del ricorso a prestazioni di lavoro supplementare nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale cosiddetto orizzontale, nei casi e secondo le modalità previsti da contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative su scala nazionale o territoriale, anche sulla base del consenso del lavoratore interessato in carenza dei predetti contratti collettivi;
Il tempo parziale orizzontale si ha quando la riduzione di orario di lavoro rispetto al tempo pieno è all’interno del normale orario giornaliero (ad es. una prestazione di lavoro di 4 ore in confronto ad un normale orario di lavoro di 8 ore).
Il datore di lavoro ha, ora, la possibilità di ricorrere al lavoro supplementare nel part-time di tipo orizzontale, ossia il lavoro reso oltre l’orario concordato nel contratto individuale entro il limite del tempo pieno.
b) agevolazione del ricorso a forme flessibili ed elastiche di lavoro a tempo parziale nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale cosiddetto verticale e misto, anche sulla base del consenso del lavoratore interessato in carenza dei contratti collettivi di cui alla lettera a), e comunque a fronte di una maggiorazione retributiva da riconoscere al lavoratore;
Il tempo parziale verticale si ha quando la prestazione lavorativa è svolta a tempo pieno, ma limitato a periodi predeterminati nel corso della settimana, mese, anno (per es. 3 giorni di 8 ore lavorative nella settimana, 6 mesi a tempo pieno nell’arco dell’anno).
Il tempo parziale misto si ha quando la prestazione lavorativa è il risultato della combinazione di part- time orizzontale e part- time verticale.
Si introduce la facoltà di inserire clausole elastiche e flessibili nel part- time verticale e misto.
Il datore di lavoro e il lavoratore hanno la facoltà di stipulare un patto, in forma scritta, avente come oggetto una clausola flessibile. La regolamentazione del clausola flessibile è demandata alla contrattazione collettiva; in mancanza di regolamentazione per via collettiva, datore di lavoro e lavoratore si possono accordare per lo svolgimento del lavoro flessibile, stabilendo modalità, forme e misure di compensazione.
La clausola elastica, si differenzia da quella flessibile in quanto non interessa solo la collocazione del monte ore concordato, ma attiene anche la possibilità di ampliare il numero di ore. Determina quindi, un incremento definitivo della quantità di prestazione, a differenza dello straordinario o del supplementare, ove si verifica, invece, un aumento temporaneo della prestazione.
c) estensione delle forme flessibili ed elastiche anche ai contratti a tempo parziale a tempo determinato;
d) previsione di norme, anche di natura previdenziale, che agevolino l’utilizzo di contratti a tempo parziale da parte dei lavoratori anziani al fine di contribuire alla crescita dell’occupazione giovanile anche attraverso il ricorso a tale tipologia contrattuale;
e) abrogazione o integrazione di ogni disposizione in contrasto con l’obiettivo della incentivazione del lavoro a tempo parziale, fermo restando il rispetto dei princìpi e delle regole contenute nella direttiva 97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997
Con questa affermazione sono abrogati i commi 11, 12 e 13 dell’art. 3 d.lgs. n. 61/2000 che disponevano la facoltà per il lavoratore, in presenza di particolari esigenze personali, di denunciare il patto con cui si variava la collocazione temporale delle prestazioni; a seguito della denuncia veniva meno la facoltà del datore di lavoro di variare la collocazione temporale inizialmente concordata (con la riforma Biagi, quindi, se il lavoratore firma il patto non potrà più tornare indietro).
f ) affermazione della computabilità pro rata temporis in proporzione dell’orario svolto dal lavoratore a tempo parziale, in relazione all’applicazione di tutte le norme legislative e clausole contrattuali a loro volta collegate alla dimensione aziendale intesa come numero dei dipendenti occupati in ogni unità produttiva;
Viene soppresso il comma 2 dell’art. 6 d.lsg n. 61/2000 che consentiva di computare i lavoratori a tempo parziale come un’ unità ai fini dell’applicazione del titolo III legge 300/1970 (Statuto Lavoratori).
g) integrale estensione al settore agricolo del lavoro a tempo parziale.
Concludendo, quindi, si attua la totale flessibilizzazione delle prestazioni di lavoro a tempo parziale, rivalutando contestualmente la piena autonomia delle parti del rapporto di lavoro. Mi pongo una sola domanda: questa totale flessibilizzazione, potrebbe andare a scapito del lavoratore (cioè della minore forza contrattuale)?
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15.9.07
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giovedì 6 settembre 2007
SUCCEDE ANCHE QUESTO...
Nel frattempo la cessione di ramo d'azienda è stata fatta ed Andrea, che si sente un lavoratore di serie B, seguirà il suo destino...d'uso. Io non ho parole, e voi?
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6.9.07
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Etichette: cessioni, famiglie, mercificazione
sabato 1 settembre 2007
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE...
Angela Padrone nel post il comitato legge Biagi del suo blog scrive: “….La maggior parte dei problemi del mercato del lavoro in Italia sono il risultato di vecchie incrostazioni e inadeguatezze piuttosto che dei tentativi di adeguamento, modernizzazione e tutela degli ultimi anni. Ma è più facile trovare un capro espiatorio e arringare le masse: secondo questa linea chi ha delle difficoltà sul lavoro non ha che da prendersela con la legge Biagi, no? Poi è ovvio che qualunque legge è perfettibile. In questo caso bisognerebbe dire qualunque "corpo" di leggi, visto che il mercato del lavoro non è certo regolato da un'unica legge. Più ancora contano i comportamenti diffusi, la cultura, le strutture, l'economia, e gli uomini. Se si dovesse vedere tutto ciò che di buono, e di non applicato, c'è in questa come in altre norme regolatorie, non si finirebbe più. Sarebbe bello che su questo tema si smettesse di fare il tifo, si smettesse di parlare per luoghi comuni e per ideologie, dividendosi in buoni e cattivi. E fregandosene, molto spesso, dei problemi reali di chi entra nel mercato del lavoro o ci vive male, per motivi spesso opposti. Un tema solo voglio qui sottolineare, a mo' di esempio: la mancanza di trasparenza del mercato, che peggiora le possibilità di lavoro dei più svantaggiati, e crea difficoltà anche a chi ha capacità e competenze di alto livello. Resta così campo libero per il malcostume del familismo, del nepotismo, della raccomandazione. La legge Biagi aveva affrontato questo problema, ma è poco applicata. Perché?...”
E poi, per concludere, visto che siamo tutti bravi (compresa me, forse) a parlare degli “atipici” che sognano un contratto “tipico”, mi piacerebbe conoscere il tipo di contratto lavorativo che hanno gli aderenti al comitato.
Non credo che qualcuno di loro mi risponda…, gli ho già mandato una e-mail con questa domanda da una settimana, nessuno mi ha risposto…
C'è tanto sui cui riflettere.... e dibattere.....
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venerdì 27 luglio 2007
BUONE VACANZE !!!!!!
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mercoledì 25 luglio 2007
E' l'Italia...
Leggendo questo articolo su Internazionale di questa settimana, ho provato un pò di amarezza... Però questo giovane giornalista, Oliver Meiler che ha vissuto nel nostro paese dal 1998 al 2007, ci ha azzeccato in pieno...
Vi consiglio di leggerlo tutto (qui ci metto la parte per me più significativa), credo che dalla prossima settimana si dovrebbe trovare per esteso sul loro sito internazionale .it
Da: Internazionale (20/26 luglio 2007): - Splendida Italia senza futuro -
Al primo posto, nell'Italia nascosta-quella vera-sta la famiglia, nucleo centrale della società: ancora e sempre. E' la famiglia che aiuta i figli a uscire dalla trappola dei lavori da 700 euro al mese. Quasi sempre, con un appartamento come capitale iniziale. E' per questo che tanti genitori lavorano una vita. I figli, una volta finiti gli studi, nel migliore dei casi possono sperare di trovare un posto al nero, senza contributi previdenziali.
Anche in parlamento, nove assistenti su dieci sono assunti illegalmente. Uno scandalo? Così crescono i giovani: privi di illusioni. Senza capitale iniziale e la famiglia, non si fa niente. Se la famiglia è proprietaria di un negozio, i figli ci lavorano. Se il padre appartiene a una categoria professionale organizzata, a un'associazione, a un sindacato, provvede lui a sistemare i rampolli. Se il padre fa il tassista, ci sono buone probabilità che anche il figlio guidi un taxi. Sono modelli vecchi, antimoderni. In Italia le raccomandazioni di parenti ed amici sono tutto: le capacità sono secondarie. I grandi campioni del gioco delle poltrone fanno parte della casta dei politici. Tutti trovano un posto. I concorsi sono per lo più fittizzi, ogni concorrenza è manipolata. Funzionano così anche le aziende. E naturalmente anche la mafia, nel ramo criminale. I clan mafiosi altro non sono che aziende chiuse, fortemente gerarchizzate, gestite come alternative allo Stato debole.All'altra estremità - quella superiore - della scala morale ci sono milioni di persone impegnate in organizzazioni di volontariato, religiose e sociali.
In nessun altro paese europeo si osserva un amore appassionato per il prossimo, un cuore tanto aperto ai deboli, come in Italia. I volontari si occupano di chi non appartiene a nessuna potente sottosocietà, di chi non ha privilegi: di quelli che lo stato non può o non vuole aiutare. I volontari compensano le carenze dei servizi sociali.
Così funziona l'Italia. La rabbia verso lo stato dovrebbe essere grande, molto più grande del lamento rituale. Dovrebbe sfogarsi in proteste. Dovrebbero protestare almeno quei milioni di persone che non possono truffare il fisco perchè le tasse gli vengono detratte dallo stipendio. Oppure quelli che non trovano un secondo lavoro al nero per arrivare alla fine del mese. E invece la rabbia si risolve in autoironia. Che paese!!
Ma gli italiani sanno convivere con le loro debolezze, sanno ridere di loro stessi. E' uno dei loro maggiori punti di forza, forse il più grande. Li rende unici, leggeri, sexy. E' l'autoironia che salva gli italiani. Smussa gli spigoli della vita quotidiana, smorza le asprezze, stimola la creatività. Impedisce ogni riforma, ogni cambiamento. Conserva. E fa della vita una festa. Sempre e malgrado tutto. E' l'Italia........
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25.7.07
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martedì 24 luglio 2007
Riformare il lavoro, si o no?
Quanto veramente i nostri politici sono interessati ai veri problemi di noi lavoratori?
Il Governo vuole cancellare il “lavoro a chiamata” e lo “staff leasing”.
E’ come dire: vedete? Noi sì che c’interessiamo dei problemi del lavoro!!
Ancora una volta mi sento presa in giro!
Proprio stamattina mi sono recata all’INPS per chiedere un periodo di congedo parentale e, mentre compilavo la domanda, mi sono accorta che tale diritto spetta soltanto ai lavoratori dipendenti.
E i collaboratori a progetto? I loro figli sono diversi? Come genitori non hanno forse anche loro bisogno di stare vicino ai propri figli in alcuni periodi?
In questi giorni sui giornali si leggono diverse proposte, quali ad esempio il limite max di 36 mesi per i contratti a tempo determinato, ma il potenziamento degli strumenti di protezione sociale?
Si parla ancora timidamente di contributi figurativi, accesso al credito, ecc.
I lavoratori, essendo persone, hanno bisogno di queste certezze e non di “interventini” sulla legge 30.
A questo punto mi viene un dubbio: ma i nostri governanti la conoscono veramente la legge Biagi?
Forse dovrebbero rileggersela anche loro, fare uno sforzo per interpretarla veramente, articolo per articolo.
E a proposito di questo, vi invito a farlo con noi nel blog somministrato e di iscrivervi al forum…
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24.7.07
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